May 2007

Anima Notturna

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Chi conosce gli Zero7 molto probabilmente conosce già Sia che ha dato la voce ha parecchie loro canzoni. Ora ha realizzato un album da solista ed il risultato è stupendo. Colour The Small One. Grande merito alla sua voce così particolare che mi risulta impossibile da descrivere e sicuramente anche alla musica, pulita, essenziale, delicata. Anche questo album come quelli degli Zero7 hanno la particolarità di richiamare alla mente atmosfere nostalgiche e notturne, solitudini metropolitane, lunghi viaggi su autostrade illuminate e deserte. Viaggi interiori. Notti insonni piene di pensieri. Niente disco, casino o sballo. Le notti di Sia sono notti di estraneazione, di rifugio in se stessi, alla ricerca di tesori invisibili, tra nebbie sottili o sotto piogge ghiacciate.
Tra le tante, la mia preferita è Breathe Me (traccia n°3) uno struggente capolavoro di dolcezza e romanticismo.



Help, I have done it again
I have been here many times before
Hurt myself again today
And, the worst part is there's no-one else to blame
Be my friend
Hold me, wrap me up
Unfold me
I am small
and needy
Warm me up
And breathe me

Ouch I have lost myself again
Lost myself and I am nowhere else to be found,
Yeah I think that I might break
Lost myself again and I feel unsafe

Be my friend
Hold me, wrap me up
Unfold me
I am small
and needy
Warm me up
And breathe me

Be my friend
Hold me, wrap me up
Unfold me
I am small
and needy
Warm me up
And breathe me
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Less is more

Prima di ElleDecor un’altra rivista si era già rifatta a nuovo.
Purtroppo però in questo caso il cambiamento non ha giovato molto. La rivista è Kult, che ha sempre fatto del cambiamento e dello stile alternativo la sua bandiera. Molto spesso a ragione, visto che solo su questa rivista si possono trovare artisti conosciuti ai più ma mai nominati o perfetti sconosciuti con degli ottimi talenti. In questo cambio di stile Kult ha deciso di rimpicciolire il suo nome sulla copertina e di tagliare la U con una linea orizzontale. Perchè? Forse mi sfugge il significato profondo e simbolico di quella U. In tal caso che qualcuno mi illumini perchè al momento quel dettaglio sembra solo una forzata ricerca di originalità.
Il font scelto per i titoli richiama uno stile futuristico che ormai neppure nei fumetti hanno più il coraggio di usare. Ma forse c’è ancora qualcuno che quando pensa a termini come “futuro” o “avanguardia” sfoggia orgoglioso i suoi font alla Star Trek o alla Matrix. Purtroppo la rivista pure al suo interno è disseminata di caratteri simili, a volte pure peggiori.
Il font per le didascalie ha la particolarità di saltare all’occhio più delle immagini stesse. Forse questo è un pregio. Non certo un complimento però per le opere o l’artista riportato nelle fotografie, secondo me sempre troppo poche. In alcuni articoli la quantità di font usati in una stessa pagina arriva a livelli da vertigini e ancora mi ritrovo a chiedermi: perchè? A quale scopo? Quando poi si arriva alle pagine dedicate ai nuovi talenti è un’esplosione di bulimia creativa, qualsiasi cosa faccia “strano” viene “ficcata” tra una foto e l’altra, tra una parola e l’altra. Risultato: passa la voglia di leggerli quegli articoli e le opere in mezzo a quella confusione o si perdono o acquistano significati differenti dagli originali.

Kult a livello di contenuti rimane un’ottima rivista, ma graficamente, secondo il mio modesto parere, proprio non ci siamo. Mi ricorda i grafici, o gli illustratori, alle prima armi con photoshop che esalatati dalla quantità di filtri disponibili ne applicano a centinaia, convinti del fatto che più filtri useranno più bella sarà l'immagine. Sbagliato.

kult
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