Magazine
Less is more
01/05/07 16:26
Prima di ElleDecor un’altra rivista si era già rifatta a nuovo.
Purtroppo però in questo caso il cambiamento non ha giovato molto. La rivista è Kult, che ha sempre fatto del cambiamento e dello stile alternativo la sua bandiera. Molto spesso a ragione, visto che solo su questa rivista si possono trovare artisti conosciuti ai più ma mai nominati o perfetti sconosciuti con degli ottimi talenti. In questo cambio di stile Kult ha deciso di rimpicciolire il suo nome sulla copertina e di tagliare la U con una linea orizzontale. Perchè? Forse mi sfugge il significato profondo e simbolico di quella U. In tal caso che qualcuno mi illumini perchè al momento quel dettaglio sembra solo una forzata ricerca di originalità.
Il font scelto per i titoli richiama uno stile futuristico che ormai neppure nei fumetti hanno più il coraggio di usare. Ma forse c’è ancora qualcuno che quando pensa a termini come “futuro” o “avanguardia” sfoggia orgoglioso i suoi font alla Star Trek o alla Matrix. Purtroppo la rivista pure al suo interno è disseminata di caratteri simili, a volte pure peggiori.
Il font per le didascalie ha la particolarità di saltare all’occhio più delle immagini stesse. Forse questo è un pregio. Non certo un complimento però per le opere o l’artista riportato nelle fotografie, secondo me sempre troppo poche. In alcuni articoli la quantità di font usati in una stessa pagina arriva a livelli da vertigini e ancora mi ritrovo a chiedermi: perchè? A quale scopo? Quando poi si arriva alle pagine dedicate ai nuovi talenti è un’esplosione di bulimia creativa, qualsiasi cosa faccia “strano” viene “ficcata” tra una foto e l’altra, tra una parola e l’altra. Risultato: passa la voglia di leggerli quegli articoli e le opere in mezzo a quella confusione o si perdono o acquistano significati differenti dagli originali.
Kult a livello di contenuti rimane un’ottima rivista, ma graficamente, secondo il mio modesto parere, proprio non ci siamo. Mi ricorda i grafici, o gli illustratori, alle prima armi con photoshop che esalatati dalla quantità di filtri disponibili ne applicano a centinaia, convinti del fatto che più filtri useranno più bella sarà l'immagine. Sbagliato.

Purtroppo però in questo caso il cambiamento non ha giovato molto. La rivista è Kult, che ha sempre fatto del cambiamento e dello stile alternativo la sua bandiera. Molto spesso a ragione, visto che solo su questa rivista si possono trovare artisti conosciuti ai più ma mai nominati o perfetti sconosciuti con degli ottimi talenti. In questo cambio di stile Kult ha deciso di rimpicciolire il suo nome sulla copertina e di tagliare la U con una linea orizzontale. Perchè? Forse mi sfugge il significato profondo e simbolico di quella U. In tal caso che qualcuno mi illumini perchè al momento quel dettaglio sembra solo una forzata ricerca di originalità.
Il font scelto per i titoli richiama uno stile futuristico che ormai neppure nei fumetti hanno più il coraggio di usare. Ma forse c’è ancora qualcuno che quando pensa a termini come “futuro” o “avanguardia” sfoggia orgoglioso i suoi font alla Star Trek o alla Matrix. Purtroppo la rivista pure al suo interno è disseminata di caratteri simili, a volte pure peggiori.
Il font per le didascalie ha la particolarità di saltare all’occhio più delle immagini stesse. Forse questo è un pregio. Non certo un complimento però per le opere o l’artista riportato nelle fotografie, secondo me sempre troppo poche. In alcuni articoli la quantità di font usati in una stessa pagina arriva a livelli da vertigini e ancora mi ritrovo a chiedermi: perchè? A quale scopo? Quando poi si arriva alle pagine dedicate ai nuovi talenti è un’esplosione di bulimia creativa, qualsiasi cosa faccia “strano” viene “ficcata” tra una foto e l’altra, tra una parola e l’altra. Risultato: passa la voglia di leggerli quegli articoli e le opere in mezzo a quella confusione o si perdono o acquistano significati differenti dagli originali.
Kult a livello di contenuti rimane un’ottima rivista, ma graficamente, secondo il mio modesto parere, proprio non ci siamo. Mi ricorda i grafici, o gli illustratori, alle prima armi con photoshop che esalatati dalla quantità di filtri disponibili ne applicano a centinaia, convinti del fatto che più filtri useranno più bella sarà l'immagine. Sbagliato.

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Riviste ad Arte
28/04/07 14:27
ElleDecor per festeggiare il suo 17° compleanno s’è rifatto la faccia, o meglio, la facciata. Non nego di non aver neppure notato la differenza all’inizio e dopo non nego che mi sarei aspettato qualcosa di più. Ma poi pensandoci bene era ovvio che una rivista così importante e famosa non potesse stravolgere il proprio logo dall’oggi al domani e che questa modifica, seppur piccola, letta su scala internazionale ha un peso non da poco. La scritta "Elle" si è rimpicciolita mantenendo il suo font originario (Onyx) per lasciare il posto ad un grosso "DECOR" scritto in Futura, uno dei font più associati al concetto di design. Nella "O" in piccolo, ma sempre in futura, la scritta "Italia". Grazie a questo cambiamento spero che Elle Decor inizi ad elaborare un’immagine propria, staccandosi progressivamente dalla sua sorella Elle (periodico femminile che purtroppo ho sempre trovato un po’ da shampista). Altro, e forse unico, dettaglio di cui ho notato il cambiamento è l’indice: nuova impostazione grafica e cambio del font, per un risultato molto più gradevole e leggero rispetto al precedente. Sul metodo di stampa usato per realizzare la copertina l’unico commento può essere un “No Comment” stupito ed estasiato.
Se poi vogliamo spendere qualche parola sui contenuti della rivista. Posso dire che Elle Decor non vi insegnerà mai come costruire una sedia alla Philip Stark nè come cammuffare il vostro vecchio divano in un Moroso. Per questo genere di informazioni ci sono altre riviste a disposizione. Purtroppo. Elle Decor mostra, suggerisce, discorre e approfondisce a tratti vaneggia, ma non sproloquia mai. Elle Decor ha il compito neppur tanto velato di far sognare e stupire con redazionali capaci di rendere emozionanti le mattonelle della cucina, i vasetti nella dispensa, un pianerottolo sulla campagna e le tazze per la colazione riposte ad asciugare. Accompagna con calma e giovialità nelle case più belle e più famose, quelle che magari non si potranno mai avere, ma che alla vista ti fanno credere alla possibilità del paradiso in terra. Oggetti di design inavvicinabili ma capaci di far nascere dubbi sull’esistenza dell’anima anche nell’ateo più convinto.
Sfogliando Elle Decor si viene investiti da innumerevoli spunti creativi di cui spesso nei miei lavori ho fatto tesoro. Mi sembrava quindi doveroso ringraziare e porgere i miei auguri di buon compleanno.

Se poi vogliamo spendere qualche parola sui contenuti della rivista. Posso dire che Elle Decor non vi insegnerà mai come costruire una sedia alla Philip Stark nè come cammuffare il vostro vecchio divano in un Moroso. Per questo genere di informazioni ci sono altre riviste a disposizione. Purtroppo. Elle Decor mostra, suggerisce, discorre e approfondisce a tratti vaneggia, ma non sproloquia mai. Elle Decor ha il compito neppur tanto velato di far sognare e stupire con redazionali capaci di rendere emozionanti le mattonelle della cucina, i vasetti nella dispensa, un pianerottolo sulla campagna e le tazze per la colazione riposte ad asciugare. Accompagna con calma e giovialità nelle case più belle e più famose, quelle che magari non si potranno mai avere, ma che alla vista ti fanno credere alla possibilità del paradiso in terra. Oggetti di design inavvicinabili ma capaci di far nascere dubbi sull’esistenza dell’anima anche nell’ateo più convinto.
Sfogliando Elle Decor si viene investiti da innumerevoli spunti creativi di cui spesso nei miei lavori ho fatto tesoro. Mi sembrava quindi doveroso ringraziare e porgere i miei auguri di buon compleanno.
